
Posso dirlo: c’ero anch’io sabato 15 marzo a Roma a “Una piazza per l’Europa”. C’ero con un misto di sensazioni che andavano dall’affetto all’orgoglio fino alla paura. E dico paura perché il pensiero di perdere quello che l’Europa ci ha garantito negli 80 anni che ci separano dalla fine della seconda Guerra Mondiale, ossia la Pace, la Libertà, la Democrazia e il Benessere, non può lasciarmi tranquillo. Dico orgoglio, perché so perfettamente che il mondo guarda all’Europa con ammirazione e forse un po’ di invidia per come viviamo, per come siamo, per la qualità del nostro stile di vita e per le tutele sociali di cui godiamo. E da ultimo, dico affetto perché l’Europa, per la mia generazione, rappresenta un sogno, un orizzonte di libertà e di speranza in un domani migliore da costruire con pazienza, mente e cuore. In Piazza del Popolo –per un pomeriggio veramente del Popolo europeo- ho respirato l’eccezionalità della rivoluzione europea; una rivoluzione in cui non si è sparato un colpo, ma in cui Nazioni che per secoli si erano combattute si sono date la mano e hanno deciso di stare insieme. La diversità che ci aveva sempre separati e messo uno contro l’altro adesso ci unisce e ci deve spingere a rinforzare questo legame. Come ha detto dal palco Antonio Scurati, essere contro la guerra non significa rinunciare a essere combattenti. Perché per difendere un valore come la democrazia bisogna essere pronti a battersi ogni giorno; non contro il diverso, ma contro l’indifferenza.
Lorenzo Radice, sindaco di Legnano